Il Torneo di Viareggio

Calciatori italiani
Palestra per i giovani talenti del calcio italiano e internazionale, il Torneo di Viareggio è dal 1949 l’evento sportivo dedicato al calcio giovanile più importante d’Italia e tra i primi al mondo. Nel suo albo d’oro si annoverano tutti i club di riferimento del calcio nazionale, con il primato condiviso ex aequo da Milan e Fiorentina.

Una storia lunga 60 anni

La prima edizione della “Coppa Carnevale”, così chiamata dal nome del trofeo che si aggiudica il vincitore, nasce per volontà del Centro Giovani Calciatori di Viareggio, un gruppo di appassionati di sport che faceva capo a Torquato Bresciani. Nato come torneo di calcio amatoriale, negli anni ha assunto un’importanza sempre maggiore, tanto da annoverare la partecipazione di importanti squadre internazionali come il Partizan Belgrado e il Bayern di Monaco. La Coppa Carnevale si connota subito come vetrina di quei giovani talenti del calcio nostrano che, partendo dalla primavera, riusciranno a guadagnare fama e grandi successi: è il caso di Dino Zoff – al tempo in quota all’Udinese – e degli interisti Giacinto Facchetti, Sandro Mazzola e Roberto Boninsegna.
A partire dagli anni ’70 il Torneo assume connotati davvero mondiali, con la partecipazione di squadre americane e asiatiche, oltre al fior fiore dei club europei: tra gli altri Real Madrid, Celtic, Porto e Dinamo Zagabria. Gli anni ’90 vedono il debutto della nuova formula a 24 squadre, poi passata a 48 nel decennio successivo, dominato dalla Juventus. Il club vincitore dell’ultima edizione (2011) è stato l’Inter dei livornesi Dell’Agnello e Bardi.

La coppa di Carnevale 2012

La 64esima edizione della Viareggio Cup è stata presentata il 30 gennaio 2012, con un calendario di partite che andrà dal 6 al 20 febbraio, match finale allo Stadio Pini di Viareggio e ben 19 gare trasmesse in diretta televisiva sui canali di Raisport. Il Presidente del Centro Giovani Calciatori ha annunciato che il 30° Premio Bresciani andrà a Gianni Rivera, attuale Direttore del settore giovanile e scolastico, mentre i premi “Roghi” e “Scirea” verranno assegnati rispettivamente al Direttore di Tuttosport Paolo De Paola e all’allenatore del Siena Calcio Giuseppe Sannino. Anche questa edizione vedrà un’importante partecipazione internazionale, con tre club dal Brasile, due dal Paraguay, uno dall’Uruguay e due dal Messico.

Foto: Michael Flippo – Fotolia

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Rally di Sanremo

AutomobilismoCompetizione rallystica tra le più antiche d’Italia, il Rally di Sanremo (o Rally dei fiori) è da sempre un banco di prova molto impegnativo per l’asprezza e il coefficiente di difficoltà dei percorsi su cui si snoda, nel cuore dell’entroterra ligure.

Una gara in costante evoluzione

Al suo debutto (1928 e 1929) il “Rallye Internazionale di Sanremo” si snodava sulle strade della città di Sanremo e fu dominato dalla Fiat 520 del Maggiore Urdareanu. Dopo queste due edizioni, il Rally subì uno stop lungo un trentennio, rinascendo e cambiando radicalmente pelle nel 1961. La competizione guadagnò costantemente popolarità, consensi e una nuova denominazione: “Rally dei Fiori”, che conservò per alcuni anni, per poi venir identificato definitivamente come “Rally di Sanremo”. Nel biennio ’70-’72 si fuse con il Rally di Sestriere, entrando a far parte del Campionato Internazionale Costruttori e nel Campionato Mondiale Rally, trasformandosi in “Rally d’Italia Sanremo – Sestriere”. Da allora, fino al 2003 ha fatto parte del circuito WRC, ospitando sulle sue piste auto mitiche come la Lancia Stratos e la Delta Integrale, nonché piloti entrati nella leggenda del Rally come Colin McRae, Tommi Makinen e Sébastien Loeb. L’edizione del 1986 merita una menzione particolare: in quell’occasione infatti il comitato di gara squalificò la Peugeot, squadra vincente, per l’utilizzo di minigonne ritenute illegali, consegnando la vittoria alla Lancia del finlandese Alén. La squadra fece ricorso e la Federazione Internazionale dell’Automobilismo (FIA) gli diede ragione, annullando di fatto le vittorie e i piazzamenti dell’intero campionato.

Un percorso suggestivo

Nonostante dal 2004 non sia più Rally d’Italia, fuoriuscendo dal circuito WRC a favore della Sardegna, il Rally di Sanremo rimane una competizione assolutamente unica e tappa fondamentale del Campionato Italiano Rally. Il suo tracciato originale era ricavato da una superficie mista di asfalto e terra, salvo poi passare nel 1997 completamente su asfalto. Tra le varie tappe che lo compongono, quella del Monte Frignone è la più affascinante e spettacolare, nonché prova speciale tra le più lunghe al mondo con i suoi 44 chilometri. Il Rally attraversa anche i caratteristici borghi arroccati di Apricale, Bajardo e Perinaldo, in tappa notturna. L’edizione del 2011 è stata vinta dal belga Thierry Neuville su Peugeot 207.

Foto: aliola – Fotolia

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Il Rally del Ciocco e della Valle del Serchio

Preparazione motoriGiunto alla sua 34esima edizione nel 2011, il Rally del Ciocco è ormai un punto di riferimento e un appuntamento da non perdere per tutti gli appassionati di rally e automobilismo.

Auto e natura nel cuore della Toscana

Nato nel 1977 per volontà di Guelfo Marcucci, sindaco di Castelnuovo Garfagnana e vicensidaco di Barga, il Rally del Ciocco ha visto crescere costantemente la sua importanza nel panorama sportivo nazionale, grazie alla sua spettacolarità e a una location di grande interesse naturalistico. La tenuta del Ciocco – nel cuore della Garfagnana di Lucca – con i suoi 2000 ettari è infatti una delle aree verdi più importanti di tutta la Toscana e polo turistico di riferimento, ricco di strutture ricettive e panorami mozzafiato. In questa cornice l’Organizzation Sport Events promuove, oltre al Rally del Ciocco e della Valle del Serchio, anche il Rally 12 ore il Ciocco, già rally della Garfagnana, che giungerà alla quarta edizione nell’agosto del 2012.

Il Rally del Ciocco e il Campionato Italiano Rally

Oltre ad essere una delle manifestazioni sportive più collaudate e di tutta Italia, il Rally del Ciocco è tornato ad essere nel 2011 tappa iridata del Campionato Italiano Rally (CIR), a riprova del suo notevole valore sportivo. Complessivamente, infatti, le tappe del campionato italiano sono otto, a rotazione tra le location più qualificate e importanti di tutto il Paese. L’edizione 2011 è stata vinta dalla Peugeot 207 Super 2000 di Paolo Andreucci e Anna Andreussi, pilota e navigatore ancora vincitori del campionato italiano, dopo il successo dell’anno precedente. Altra iniziativa di sicuro interesse di questa edizione è stata la “Ciocco Race” una promozione riservata ai piloti italiani iscritti alle serie “Open Rally Campionato Toscano Aci Csai” e “Trofeo Aci Lucca”. Questi hanno potuto usufruire di uno sconto del 20% sulla tassa di iscrizione al rally Il Ciocco mentre i vincitori delle due classifiche “oltre 1401 cc” e “sotto i 1400 cc” hanno ottenuto il della tassa di iscrizione, oltre a concorrere alla vittoria di altri premi. L’appuntamento del 2012 si terrà i giorni 25 e 26 marzo e sarà trasmesso al grande pubblico dai canali SportRai.

 

Foto: Eagle – Fotolia

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Il Gran Premio d’Italia

Motori di auto da garaStrettamente intrecciato alla storia stessa dell’automobilismo agonistico, il Gran Premio d’Italia è una delle più longeve competizioni attualmente nel calendario FIA Formula 1.
La prima gara con questa denominazione si è svolta infatti il 4 settembre 1921 a Brescia.

Un po’ di storia

Indubbiamente il circuito maggiormente legato al Gran Premio d’Italia è quello di Monza, costruito nel 1922, giusto in tempo per la gara di quella stagione, e divenuto tracciato di riferimento per la maggior parte delle gare nel corso degli anni. Da quel momento nacque il mito di un Grand Prix veloce e impegnativo, teatro di imprese sportive e di piloti passati alla storia, come il Conte Zborowski e la “American Miller 122”, auto in corsa a Monza nell’edizione 1923 in una delle sue rare esibizioni europee. Il Gran Premio d’Italia è stata competizione iridata del Campionato Europeo nel quadriennio 1935-1938 ed è stato designato Gran Premio d’Europa per ben sette volte tra il 1923 e il 1967, periodo in cui questo titolo era onorario, venendo assegnato ogni anno a un circuito diverso del Campionato Europeo. Il Gran Premio italiano è stato anche una delle gare inaugurali di Formula Uno, nell’edizione di debutto della competizione (1950), e si svolge puntualmente ogni anno da allora. L’unica gara del campionato in grado di vantare una tradizione simile è il Gran Premio d’Inghilterra di Silverstone.

I migliori piloti della storia sull’asfalto di Monza

Sono tanti gli aneddoti sportivi e gli eventi che hanno segnato la storia del Gran Premio. Ad esempio, dopo aver vinto a Monza nel 2006 Michael Schumacher ha annunciato il suo ritiro dalla Formula 1 a fine stagione e la sua sostituzione con Kimi Raikkonen. Nell’edizione 2008 l’attuale campione del mondo Sebastian Vettel è diventato il più giovane pilota nella storia a vincere un Gran Premio: con i suoi 21 anni e 74 giorni, Vettel ha infranto il record detenuto da Fernando Alonso con un margine di appena 317 giorni. Nello stesso weekend di gare era già diventato il più giovane pilota a far segnare una pole position in qualifica. Negli ultimi anni è cresciuta un po’ di incertezza sul fatto che Monza avrebbe continuato ad ospitare il Gran Premio d’Italia, dato che Roma aveva firmato un accordo per ospitare la Formula Uno dal 2012. Il 18 marzo 2010 però, il patron della competizione Bernie Ecclestone e i responsabili del circuito di Monza hanno fugato ogni dubbio, firmando un accordo che fissa la gara in calendario fino al 2016.

Foto: itsallgood – Fotolia

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Il Giro d’Italia

Giro d'ItaliaCompetizione ciclistica tra le più antiche del mondo, il Giro è stato palcoscenico di sfide epiche che hanno scandito epoche intere, entrando nell’immaginario collettivo come uno degli eventi agonisticamente più impegnativi ed affascinanti dell’intero panorama sportivo nazionale.

Le origini dell’iniziativa

Il Giro d’Italia ha una genesi molto simile a quella della più antica competizione ciclistica del mondo: il Tour de France. Alla base di tutto ci fu la competizione tra due quotidiani, La Gazzetta dello Sport e Il Corriere della Sera, entrambi intenzionati a promuovere una manifestazione sportiva che consentisse un buon ritorno d’immagine e quindi maggiori tirature. La Gazzetta arrivò per prima e nell’agosto del 1908 annunciò per voce del suo fondatore Eugenio Camillo Costamagna e dell’editore Tullio Morgagni la prima edizione del Giro, che si tenne l’anno successivo. L’obiettivo dichiarato fu da subito ambizioso: organizzare un evento ciclistico tra i più importanti del mondo. I premi furono altrettanto ragguardevoli, con ben 5325 lire andate al vincitore e 300 lire a tutti i ciclisti arrivati al traguardo. Il Giro si presentò da subito come una competizione molto selettiva: dei 127 atleti al via conclusero l’ottava tappa dopo 2448 chilometri appena in 24, con Luigi Ganna vincitore. Da allora la competizione assunse un’importanza sempre crescente, gareggiando in popolarità con il Tour de France grazie alle epiche battaglie tra i suoi partecipanti: basti ricordare il proverbiale dualismo tra Fausto Coppi e Gino Bartali o gli anni d’oro di Binda e Merckx.

Le maglie e i percorsi

Il simbolo e il marchio di riconoscimento del Giro d’Italia è senza dubbio la maglia rosa, ovvero la casacca affidata pro-tempore al primo della classifica generale, tappa dopo tappa. Deve il suo colore alle pagine della Gazzetta dello Sport, il quotidiano che ha di fatto dato il via alla manifestazione. Maglie di colori diversi vengono poi assegnate ai primatisti di diverse categorie: la verde a chi domina la classifica scalatori, la rossa a chi detiene il primato nella classifica a punti, la bianca al migliore tra i giovani. Il percorso del Giro non è fisso, ma varia di anno in anno, attraversando tutto il paese. In diverse edizioni la competizione è partita o terminata fuori confine (Francia, Principato di Monaco, Belgio, Danimarca), a dimostrazione del suo carattere internazionale e dell’affetto che gli appassionati di ciclismo di tutto il mondo continuano a tributargli.

Foto: jon11 – Fotolia

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Correre in Toscana

Gare sportiveTerra di cultura, sapori e antiche tradizioni, la Toscana è patria di due manifestazioni podistiche tra le più importanti in Italia: la Maratona del Mugello e la Maratona di Livorno. Competizioni di storia antica, attraggono un panorama di atleti sempre più numeroso e di estrazione internazionale.

La Maratona del Mugello

Quella del Mugello, con i suoi 38 anni di storia, è indubbiamente la maratona più antica d’Italia. Muove i primi passi nel 1974 e 75, come corsa notturna di iniziativa locale e amatoriale, presentando al via appena 48 atleti. Poi si sviluppa negli anni, sia nelle iscrizioni, sia nel valore agonistico, con partecipanti provenienti da paesi lontani come Ungheria, Germania e Svezia, già sul finire degli anni ’70. Oggi la Maratona del Mugello è un appuntamento di riferimento per i podisti di tutta Europa, promosso instancabilmente dal Comitato presieduto da Franco Sargenti e patrocinato da Regione Toscana, Provincia di Firenze e Comune di Borgo San Lorenzo. Il percorso, di grande interesse naturalistico, ha subito diverse variazioni nel corso degli anni. Oggi attraversa Borgo San Lorenzo e San Pietro a Sieve, immerso nella natura e nelle suggestioni del paesaggio toscano per un totale di 42 chilometri. L’edizione del 2011 è stata vinta da BENHAMDANE RACHIDE del club Atletica Sidermec per la sezione maschile, e da Catia Ghiardi dell’ASD Montemurlo per la sezione femminile.

La Maratona di Livorno

Di fondazione un poco più recente, ma di importanza altrettanto consolidata nel panorama podistico nazionale, la Maratona Città di Livorno è una competitiva di 42,195 chilometri su percorso veloce e pianeggiante, arrivata alla 32esima edizione. Parallelamente ad essa il comitato organizzatore propone ormai da anni una mezzamaratona e una corsa non competitiva, la Stralivorno, di 7 chilometri totali. Dal 2010 il percorso della competizione, completamente chiuso al traffico, prevede il passaggio all’interno della rinomata Accademia Navale. All’edizione 2011, vinta da Emanuele Zanucchi del Gruppo Città di Genova e da Ilaria Bianchi del Team Cellfood, ha fatto da padrino il campione mondiale di ciclismo Paolo Bettini, livornese di nascita e podista per passione con buoni risultati, cimentatosi sulla distanza completa con il pettorale numero uno.

Foto: Weinhaeupl

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